Come costruire una compostiera in casa

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Il compost è il risultato della decomposizione di un misto di materie organiche e terriccio su azione diretta di tutta una serie di macro o microrganismi.
È un processo aerobico, avviene cioè in presenza di ossigeno, che ci regala una riserva costante e preziosa di ottimo fertilizzante per le nostre piante da balcone o l’orticello urbano.

Un buona pratica di compostaggio ci farà riciclare i vari residui organici di produzione domestica (resti di verdure, cibo non condito o unto), risparmiare sull’acquisto di fertilizzanti (che produrremo direttamente) e assicurare buona salute al nostro orto o alle nostre piante.

Costruire una compostiera in casa è non è poi così difficile e sono tantissime le guide on-line che ci aiuteranno nell’opera.
Fondamentalmente avremo bisogno di un bidone abbastanza capiente che provvederemo a bucherellare (l’aria gioca nel compostaggio un ruolo importantissimo). Il secondo passo sarà quello di rivestire l’interno del nostro contenitore con reti e zanzariere in materiale plastico e preparare una base di terriccio secco separata dal resto della compostiera da altra zanzariera. Il bidone, sempre per favorire il processo di decomposizione, dovrá trovarsi leggermente sollevato da terra e dovrá contenere due buone manciate di lombrichi vivi (le povere esche della pesca vanno benone). Questi simpatici animaletti, assieme a tutta una serie di muffe e funghi, sono indispensabili.

Potremmo così finalmente procedere a riempire la nostra compostiera alternando strati di umido a strati di terriccio secco, foglie e carta di quotidiano. Importantissimo tenere sempre il bidone ben chiuso e all’ombra: sono condizioni essenziali affinchè avvenga la fermentazione e la decomposizione del contenuto.
Al contrario di quanto si crede, la compostiera non puzza assolutamente e, con un po’ di pazienza, ci fornirà il miglior fertilizzante che abbiate mai visto.

Passare al verde conviene a tutti e ci fa risparmiare anche qualche soldino! Cosa aspettate?
Chi vuole può approfondire il tema leggendo quest’ottima miniguida tratta da Greenme.



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  1. luigi dice:

    LA SPERIMENTAZIONE DEL COMPOSTATORE AUTOMATICO
    DEI RIFIUTI ORGANICI PRESSO PRACATINAT – FENESTRELLE
    Il 5 luglio, nell’ambito del programma transfrontaliero ALCOTRA, progetto
    R2D2 , è stato installato un compostatore elettromeccanico per il
    trattamento degli scarti organici presso la struttura di Pracatinat a
    Fenestrelle, che dispone di un servizio di ristorazione di circa 100 pasti al
    giorno. Il sistema di trattamento si colloca tra il compostaggio domestico
    ed il compostaggio industriale.
    La Regione ha promosso l’iniziativa, prima esperienza in Piemonte,
    seguendo operativamente la sperimentazione di questo nuovo metodo al
    fine di valutarne la capacità di trasformare, in tempi relativamente brevi, il
    rifiuto organico in fertilizzante secondo gli standard di qualità, tenendo
    conto anche degli aspetti economici, organizzativi, logistici ed
    amministrativi.
    La sperimentazione di autocompostaggio presso la struttura di Pracatinat assume inoltre un valore
    aggiunto legato all’attività educativa effettuata presso il laboratorio didattico visitato da molte
    scolaresche.
    Il compostatore è costituito da una struttura
    cilindrica chiusa di circa 1,5 mc, nella quale viene
    conferito quotidianamente il rifiuto organico
    prodotto dalle cucine e dalla mensa del Consorzio
    Pracatinat; il rifiuto, aerato e rivoltato tramite una
    coclea, permane nella camera per almeno 40 gg,
    nella quale avviene la prima fase della
    trasformazione, ovvero quella potenzialmente più
    odorigena.
    Successivamente il rifiuto viene prelevato per
    essere stabilizzato all’esterno, in un’apposita
    struttura di maturazione per almeno 50 giorni: al
    termine del processo (in tutto 90 giorni) si prevede
    che il rifiuto sarà trasformato in fertilizzante
    “ammendante compostato”, ovvero il cosiddetto
    compost di qualità.
    La gestione del rifiuto organico sopra descritta permetterà di “liberare”
    dalla presenza dell’umido il rifiuto indifferenziato, consentendo di ridurne
    la quantità e la frequenza di raccolta, senza dover sostenere i costi della
    raccolta dell’organico.
    Sulla base dei risultati della sperimentazione potranno essere
    predisposte linee guida per l’utilizzo di questo sistema da parte di utenze
    non domestiche produttrici di grandi quantità di rifiuto organico (industrie
    agroalimentari, mense…) e di utenze domestiche appartenenti a grandi
    condomini.
    I primi risultati saranno presentati nell’ambito del convegno finale del
    progetto R2D2, previsto per il 29 settembre prossimo http://www.comarecology.it info@comarecology.it