Come non avere rimorsi e lottare contro il cambio climatico

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Dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen si terrà la conferenza annuale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, battezzata con la sigla COP15.

Si tratta probabilmente della più importante e decisiva conferenza sul clima che sia mai stata organizzata. La convenzione che risulterà alla fine dei lavori, ai quali parteciperanno rappresentanti degli stati membri delle Nazioni Unite, scienziati, organizzazioni non governative, sostituirà di fatto il Trattato di Kyoto, che molto ha deluso nel versante applicazione pratica.

Il manifesto di Greenpeace su Angela MerkelPer l’occasione tutte le grandi associazioni ecologiste hanno lanciato campagne di sensibilizzazione. I destinatari delle varie azioni, paradossalmente, non sono più i normali cittadini, già abbastanza coscienti della delicatezza del tema, ma direttamente i capi di stato ed i delegati della conferenza.

Greenpeace, in collaborazione con tcktcktck.org, ha creato una suggestiva serie di manifesti. Nell’aeroporto di Copenhagen sono infatti apparsi cartelloni pubblicitari con le facce invecchiate dei leader del mondo e la scritta “Mi dispiace. Potevamo fermare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici…non l’abbiamo fatto”.

Tre sono gli obiettivi minimi che secondo le associazioni ambientalistiche darebbero un significato al summit:

  • un impegno da parte dei Paesi industrializzati a tagliare le emissioni del 40 per cento al 2020 rispetto ai livelli del 1990;
  • un piano per fermare la distruzione delle foreste tropicali entro il 2020;
  • almeno 140 miliardi di dollari all’anno in risorse finanziarie pubbliche per contrastare i cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo.

Entreranno queste intenzioni nell’agenda degli stati avanzati? Si saprà solo dopo il 18 dicembre. Una cosa sola sembra certa: l’opinione pubblica su questi temi è, come sempre, più avanti di chi per lei prende le decisioni.



Pubblicato in: Ecologia

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