Quando le distanze stanno a zero!

.

Da diversi mesi è nato in Italia un progetto molto interessante, la prima rete di locali a km 0 e che quindi offrono prodotti del territorio che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere in tavola. L’iniziativa parta dalla Coldiretti che intende abbassare il livello di emissioni di monossido di carbonio.

Il progetto ha un duplice obiettivo, ridurre drasticamente l’inquinamento causato dal traffico e dai lunghi viaggi che spesso i mezzi percorrono per trasportare merce e prodotti, e promuovere i prodotti locali, troppo spesso trascurati a causa dell’effetto globalizzazione che ha portato una miriade di prodotti (spesso di bassa qualità e di chissá che parte del mondo) sulle nostre tavole. Con questa iniziativa dunque verranno riconosciuti quei locali (ristoranti, pizzerie, osterie, gelaterie) che utilizzano prodotti del territorio (vino, olio, salumi, formaggi, latte, frutta, verdura e fiori) acquistati direttamente dalle imprese agricole.

La rete del chilometro zero inizia ad espandersi, basti pensare agli esempi concreti di Veneto e Puglia, dove è attivo il primo farmers market gestito da agricoltori che offrono esclusivamente prodotti delle proprie aziende ad una elevata cerchia di distributori automatici di latte fresco proveniente direttamente dalle stalle fino alle quasi cinquantamila imprese agricole dove è possibile acquistare direttamente prodotti aziendali.

Un farmer market è un mercato cittadino costituito da soli agricoltori, e Coldiretti sta stilando le norme per regolarizzare questa nuova tipologia di mercato (che poi tanto nuova non è, visto che qualche tempo fa non si sprigionavano quantità così elevate di CO2), delle regole che vanno dall’identificazione, tramite etichetta, della provenienza del prodotto alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dall’inserimento dei prodotti regionali nelle mense scolastiche e ospedaliere alla promozione della vendita diretta degli agricoltori.

I dati sono incoraggianti, la Coldiretti sostiene infatti che una famiglia può risparmiare fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l’anno poiché ad esempio per trasportare a Roma un chilo kg di uva dal Cile vengono prodotti (visto il lungo viaggio in aereo) 17,4 kg di CO2.

Saresti propenso a spendere qualcosina in più con la consapevolezza che i prodotti da te acquistati siano di primissima qualità? Credi che questo progetto possa espandersi in tutta Italia?

Più informazioni: Soldiblog, Managezen, Mondo del Gusto.

Pierpaolo Fazio



Pubblicato in: Ecologia, Generale, Professionisti

Tags: , , ,

Post relazionati

Pubblica un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Potrai usare il seguente codice HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*


  1. ignazia dice:

    SONO D’ACCORDO SUL CONOSCERE LA QUALITA’ DELLE COSE CHE MANGIO E CHE DO’ AI MIEI CLIENTI.
    SPERO CI SIA PIU’ SENSIBILITA’


  2. Grazia dice:

    benvengano iniziative di questo genere. Tra l’altro sono nel solco della tradizione delle varie “piazze delle erbe” che ogni antica città d’Italia conserva, almeno come nome. E di sicuro trovare prodotti quali fiori di zucca, o fichi, o cachi, che se appena raccolti non sono sono immangiabili o soddisfano solo i “capricci” dei “fuori stagione”, nel mercatino sotto casa o nell’azienda a pochi Km. dal centro cittadino, vale quel centesimo in più dato ai coltivatori, che lo sapranno seminare e far crescere, invece che alla catena di distribuzione dei prodotti, troppo lunga e troppo onerosa per il consumatore finale.